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Questionario di autovalutazione


I numeri - Un disturbo tutto femminile - Le cause e i perchè - Quando non si regge l'impulso - Quali esami, quali cure

I numeri

Oltre 2 milioni di donne tra i 35 e i 65 anni, solo in Italia, soffre di incontinenza urinaria. Ma la stima - confermano gli esperti - è in difetto.

Vi sono, infatti, moltissime donne, dalla ventenne, alla giovane neomamma, dalla quarantenne alla signora di mezza età, che per pudore, imbarazzo o per mancanza d'informazioni, non ne parlano nemmeno al proprio medico.

Così, tutte queste donne, ogni giorno, lottano da sole contro le fughe da pipì, cercano rimedi "fai da te" ma non trovano mai la soluzione che può davvero risolvere il loro problema.

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Un disturbo tutto femminile

Fare pipì o trattenerla nonostante uno stimolo impellente, sono atti talmente abituali che quasi non li consideriamo volontari. In realtà, è proprio il nostro cervello che ha imparato, sin dall'infanzia, a riconoscere quesgli stimoli e a impartire ordini precisi alla vescica, il serbatoio che riceve l'urina, all'uretra, il canalino che la porta verso l'esterno e ai muscoli pelvici che ne permettono l'uscita.

Ma se il riempimento della vescica è un meccanismo involontario, il lavoro dei muscoli del bacino (che sostengono vescica, utero e retto) è un atto su cui noi, fin da piccoli, esercitiamo un controllo: li rilassiamo per fare pipì, li contraiamo per trattenerla.

Perché proprio le donne possono avere più facilemente fughe di pipì? A differenza degli uomini, hanno l'uretra più corta (è lunga appena 3 cm) e una muscolatura pelvica che facilmente può perdere tono: il percorso, perciò, è più breve e meno protetto.
Questo spiega perchè su 4 persone che soffrono di incontinenza, tre sono donne e solo uno è maschio!

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Le cause e i perché

Una mamma subito dopo il parto, una giovanissima atleta o una signora in menopausa: tre donne tra loro molto diverse, anche per età. Eppure hanno in comune le fughe di pipì, probabilmente causate da un indebolimento del pavimento pelvico.

Perché? A provocare queste perdite basta un piccolo sforzo: una risata o uno starnuto, prendere in braccio un bambino o fare jogging. In altri termini, tutto ciò che fa aumentare - anche di poco - la pressione addominale che "preme" sull'uretra e "sforza" i muscoli pelvici indeb,pliti, provoca la fuga di urina.

Fattori di rischio, allora, diventano l'obesità ma anche le attività sportive troppo intense, che stressano la muscolatura, la gravidanza e il parto, ma anche la menopausa, che la in deboliscono anche per l'azione ormonale.

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Quando non si regge l'impulso

Viene definita incontinenza da urgenza: è la perdita involontaria pochi secondi dopo aver avvertito lo stimolo di urinare.
Il disturbo, in questo caso, è causato da contrazioni involontarie della vescica che determinano un bisogno impellente di far pipì.

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Quali esami, quali cure

Quante volte avete pensato "non vale la pena disturbare uno specialista per così poco", "succede a tante, basta qualche piccola precauzione", o addirittura vi siete dette: "è normale alla mia età".

Sfatiamo questi luoghi comuni che sono solo alibi per non affrontare il problema incontinenza. Un disturbo che, è bene ripeterlo, non va sottovalutato mai, anche se è passeggero, anche se è già passato. In entrambi i casi, infatti, segnala che i muscoli del bacino si sono indeboliti e che quelle fughe vanno indagate.
Il primo passo, quindi, è rivolgersi al tuo medico che può eventualmente già prescrivere gli esami preliminari (l'analisi delle urine, l'urinocoltura e l'ecografia addominale) o indirizzarti a uno specialista.

Sarà poi il ginecologo o l'urologo che valuterà i risultati e ascolterà la vostra storia personale. A questo proposito. può essere molto utile tenere un piccolo diario dove annotare quante volte si va in bagno. se si urina tanto o poco, se si hanno fughe di pipì e in quali occasioni. Se lo riterrà necessario, lo specialista verificherà con esami più specifici e indolori la funzionalità della vescica e dell'uretra, in maniera da identificare la terapia più adatta.

Sono diverse infatti le strategie che si possono mettere in atto per combattere le fughe di pipì.

  • Nelle forme iniziali d'incontinenza da sforzo o nelle forme lievi di instabilità vescicale, viene consigliata la rieducazione della muscolatura del bacino. Si tratta di esercizi specifici che, anche tramite tecniche di elettrostimolazione, servono a ridare tono ai muscoli pelvici che sostengono la vescica. Ci vuole però tempo e costanza per ottenere buoni risultati.
  • Nell' incontinenza d'urgenza, è possibile intervenire con particolari farmaci che hanno lo scopo di diminuire la contrattilità della vescica, riducendo al minimo o facendo cessare gli impulsi spasmodici che caratterizzano questa forma. Come per tutti i trattamenti farmacologici, anche in questo caso si dovrà soppesare pro e contro, verificando se gli effetti positivi prevalgono sugli eventuali effetti collaterali (secchezza della bocca, riduzione della secrezione lacrimale, ecc.).
  • Quando le fughe di pipì sono un disturbo costante o quando le altre terapie non hanno dato risultati positivi, lo specialista consiglia l'intervento chirurgico. Si tratta di una procedura veloce e semplice che non lascia cicatrici evidenti, richiede soltanto 25-30 minuti e permette il rientro a casa lo stesso giorno o il giorno successivo all'intervento. Può essere praticata in anestesia locale e consente al chirurgo di verificare già in fase operativa il ripristino della continenza grazie anche alla collaborazione della paziente. Rispetto ai metodi tradizionali permette di tornare più velocemente alle proprie attività e impegni quotidiani. Finalmente senza più fughe di pipì. Attualmente il metodo viene adottato e raccomandato dai più noti esperti in Europa con dimostrati risultati di efficacia.


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